Arciconfraternita della misericordia

sotto il Titolo di San Giovanni Battista decollato
Via Barbaroux 41 – Torino

Tempo di Natale 2025

STORIA

 

L’Arciconfraternita venne costituita nel marzo del 1578, su concessione del duca Emanuele Filiberto di Savoia, che autorizzò alcuni supplicanti di potersi congregare nella chiesa parrocchiale dei Ss. Simone e Giuda, al fine di “sollevare le condizioni dei carcerati e di accompagnare al supplizio i condannati”.

Sotto la direzione dei fondatori e dei loro immediati successori, l’Arciconfraternita della Misericordia ottenne negli ultimi anni del XVI secolo numerosi privilegi, sia dal potere civile, sia dall’Ordinario Diocesano (il Cardinale Arcivescovo di Torino), sia direttamente dai Pontefici: nel 1581 il duca Carlo Emanuele I concesse il privilegio di poter liberare ogni anno “un condannato a morte…salvo che fosse falsario di moneta, assassino reo di lesa Maestà o testimone falso” (privilegio ampliato a due condannati, nel 1650, e a tre condannati nel 1679); nel 1730 il Cardinale Gattinara approvò e confermò le facoltà di amministrare i Sacramenti e celebrare quasi tutte le funzioni parrocchiali “senza la minima ingerenza d’alcun Parroco”; i Pontefici Clemente XI, Innocenzo X e Innocenzo XIII autorizzarono le aggregazioni all’arciconfraternita della Misericordia di numerose altre Confraternite e Associazioni religiose.

Dal 1582 l’Arciconfraternita divenne un polo di attrazione del tessuto socio-religioso delle Confraternite di fine Cinquecento, sia con la predisposizione di regolamenti, statuti, uffici elettivi molto analitici -che restarono di fatto immutati sino al periodo successivo alla Restaurazione-, sia con una intensa attività assistenziale a favore dei carcerati e dei condannanti a morte (assistenza legale gratuita, mantenimento dei detenuti poveri, assistenza spirituale ai condannati a morte), sia con un’altrettanto intensa attività religiosa, svolta da fratelli domenicani e carmelitani (la devozione a S. Giovanni Nepomuceno, il culto alla Vergine Addolorata), sia con attività di forte rilievo sociale (l’istituzione di doti annue a favore di fanciulle povere, legata allo sviluppo del ramo femminile dell’Arciconfraternita, cui furono iscritte tutte le principesse di Casa Savoia, le Religiose del Monastero di Santa Chiara, le Agostiniane di S. Pelagia e le Monache di Santa Croce).

Con la Restaurazione si assistette ad un ulteriore sviluppo dell’attività istituzionale dell’Arciconfraternita, con una stretta collaborazione tra i confratelli ed il personale civile delle carceri. Dal 1817, infatti, l’Arciconfraternita, attraverso personale da essa delegato, entrò ufficialmente nell’amministrazione delle case di pena: non svolse più, come nei secoli precedenti, opere di semplice carità cristiana, ma, con un significativo intervento di cattolici torinesi e piemontesi (Francesco Faà di Bruno, la marchesa Giulia di Barolo, il marchese Cesare Alfieri di Sostegno, i canonici Borsarelli di Riffredo e Pelletta, il cav. Bellono sindaco di Torino, il marchese Gustavo Benso di Cavour, mons. Losana, il vescovo di Biella, il cav. Carlo Nicolis di Robilant, il marchese Roberto Taparelli d’Azeglio, San Giovanni Cafasso, etc.) incominciò a provvedere all’amministrazione delle Carceri, facendo accollare le spese al potere civile. Dal 1820 al 1850 l’Arciconfraternita arrivò ad occuparsi di 650-700 detenuti al giorno (su di una popolazione di poco superiore ai quattro milioni, viventi su tutto il territorio piemontese), iniziando a svolgere all’interno delle carceri anche una significativa attività di istruzione, patrocinata dall’abate Solaro dei Conti di Villanova, e ad assistere circa 400 detenuti all’anno, dopo l’uscita dal carcere, dando loro un sussidio per le prime necessità.

Dopo l’unità d’Italia, con la riforma delle Opere Pie, gli uffici “pubblici” dell’Arciconfraternita vennero azzerati e riprese vigore l’assistenza “privata” tradizionale di assistenza ai carcerati e ai liberati dal carcere e l’attività religiosa di assistenza al culto, attività, queste, che continuano tuttora.

Attualmente, l’Arciconfraternita: -svolge l’attività di assistenza ai carcerati ed ai liberati dal carcere, collaborando con la Caritas Diocesana, con l’Associazione Enrichetta Alfieri e la Fondazione don Mario Operti; -promuove l’assistenza al culto, culminante nella celebrazione della S. Messa  in lingua latina e con il canto gregoriano; -ha una significativa  attività culturale, promuovendo ogni anno cicli di conferenze e numerosi concerti.

Arciconfraternita della Misericordia

Orari delle celebrazioni

La S. Messa con Rito Antico, autorizzata dall’Ordinario Diocesano, e canto gregoriano viene celebrata alle ore 11.00 la domenica e le feste di precetto; alle ore 10.30 viene recitato il S. Rosario. La domenica, dalle ore 10.30 è altresì presente un Sacerdote per le confessioni.

La S. Messa è celebrata inoltre tutti i mercoledì alle ore 18.30.

Novena in preparazione del Santo Natale:

Mercoledì, 17 dicembre: 18.00, a seguire la S. Messa 18.30
Giovedì, 18 dicembre: 18.30
Venerdì, 19 dicembre: 18.30
Domenica, 21 dicembre: 18.30
Lunedì, 22 dicembre: 18.30
Martedì 23 dicembre: 18.30

Entro il giorno 20 di ciascun mese verranno indicate le Funzioni straordinarie, le iniziative della Misericordia aperte a tutti i fedeli, nonché le eventuali variazioni di orario.

Contatti

Via Barbaroux 41, 10122
Torino
Tel: +39 011.812. 3297
Fax: +39 011.817.3967

Messalino

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